La locanda

Infine giunse nella locanda di tal sperduto borgo. Il Viandante alzò un braccio e domandò:
“Oste, buon uomo, qual è il piatto del giorno?”
“Pasta e fagioli”.
“Oh, gaudio! Dopo tanto viaggiare, con gran piacere potrò finalmente concedermi un lauto pasto! Vogliate portarmene una porzione abbondante!”
“Vabbè”.

Il Viandante si sedette al tavolo e diede un’occhiata intorno.
“Niente meglio di una buona zuppa calda, dopo due giorni interi di viaggio su strade e sentieri!” – disse il Viandante, rivolgendosi al suo vicino di tavolo che stava già cenando.
“Ehr.. già” – gli rispose il vicino.
“Oste! Vogliate altresì concedermi una caraffa di buon vino, di grazia?”
Dopo poco si avvicinò l’oste con zuppa e vino.
“Vi sono grato, messere; potete stare certo che la Vostra cortesia sarà ben ricompensata, alla fine del pasto!”
L’oste non sembrò particolarmente entusiasta.
Il Viandante strinse il cucchiaio nel pugno e si accinse a consumare il suo lauto pasto, ma si accorse che il pane non gli era stato portato.

“Oste! Di grazia, dovete esservi dimenticato il pane, non potrei certo…”
“E’ finito”, gli rispose l’oste, portando via i piatti sporchi di tre altri avventori.
“Oh! Quale affronto!” – il Viandante si voltò in direzione dell’oste.
“Oste!” – fece, battendo un pugno sul tavolo – “Oste, che modi sono! Non riserverei un simile trattamento neanche all’ultimo dei prigionieri! Il servizio fa schifo! Neanche nelle lande più remote governate dagli infedeli sono stato trattato con cotanta arroganza! Ebbene, vi darò quel che vi meritate!” – e avvicinandosi a grandi passi all’oste, sfilò un guanto dalla tasca.
“Ecco!” – gettando il guanto proprio davanti all’oste – “Mi avete costretto a sfidarvi a singolar tenzone. Ora dovrete decidere se
raccogliere la sfida, e prepararvi a pagare per l’insulto che avete osato perpetrare nei mei confronti, o ritenervi disonorato di fronte ai presenti e a Dio!”.

ART. 32 (30, 31)
L’offeso da altro gentiluomo ha il diritto e il dovere
di pretendere una soddisfazione o una riparazione della
offesa patita, quando essa abbia carattere serio, e non
escluda l’azione cavalleresca.

(Dai “Frammenti del taccuino del Viandante”)

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