E’ innegabile la bellezza intrinseca del minimalismo che si sta diffondendo nei più varii ambienti ove trascorriamo parte della nostra vita. Chi può dire di non trovare accoglienti e rassicuranti le pareti monocromatiche illuminate da faretti alogeni posizionati in punti strategici, e le forme regolari, razionali e linari dell’arredamento?
Il minimalismo piace a tutti; ambienti al limite dell’horror vacui, tanto predicibili da sapere in anticipo che ci sarà qualcosa fuori posto, un elemento di imperfezione per rendere perfettamente umano il tutto. Un invito alla rilassatezza e alla passività mentale, all’indulgenza e alla concessione a sè stessi, all’autogratificazione; dopo un lasso di tempo variabile da individuo a individuo ma sempre relativamente breve il minimalismo avrà vinto anche le resistenze più ostinate, e avrà consegnato ogni facoltà di decisione al Pianificatore locale, al quale basterà dunque stimolare appena un qualsivoglia desiderio, ed ecco che il soggetto – almeno apparentemente di sua propria iniziativa – agirà in modo da soddisfare il nuovo BPA, Bisogno Primario Aggiunto.
Prendiamo per esempio il corrente gusto nella mobilia. Le linee spezzate e perpendicolari non possono che piacere al consumista generico il quale trova piacevole la totale mancanza di personalità dei parallelepipedi che compongono una cucina, un frigo. La personalità dominante troverà perfetto humus per crogiolarsi nell’assoluto controllo e ordine che tali figure geometriche ispirano; l’indeciso troverà conforto negli spigoli aguzzi e nei colori grigio-metallici delle rifiniture.
A nessuno potrà non piacere l’assoluta e totale mancanza di diversità di una linea curva, di un arzigogolo ritorto, del calore di un colore pastello.
(Da “Minimalismo”)